Regione Piemonte

Testimonianze d'Arte

Ultima modifica 19 dicembre 2017

Chiesa campestre di Santa Maria di Cornaredo.
La chiesa campestre è isolata sulla sommità del Colle Cornaredo si affaccia su un ampio panorama. La chiesa e' stata recentemente restaurata nelle sue strutture. E' a pianta rettangolare con lunghezza di 7,70 m e larghezza di 4,15 m. Risale alla fine del sec. XII con rifacimenti nel XVII e XVIII secolo.

Chiesa di Sant' Eusebio.
La chiesa sorge all'estremità nord occidentale del paese. L'edificio è orientato ad aula a pianta rettangolare e misura m 11 di lunghezza per m 5,65 di larghezza. La facciata, intonacata, è a capanna e tripartita da paraste su cui è un timpano con cornici sagomate. E' arredata con cantoria lignea, su mensole, sovrastante la porta di ingresso e banchi in legno. C'è una tela raffigurante Sant'Eusebio e la Madonna di Oropa di evidente restauro. Risale all'inizio dell'XI secolo con rifacimenti nel XII, XV, XVIII sec.

Chiesa romanica Santa Maria di Rasetto.
La chiesa sorge sulla sommità di un colle in posizione panoramica a sud del paese. L'edificio è orientato ad aula rettangolare e misura m 7,90 di lunghezza e m 3,80 di larghezza. La facciata a capanna è compresa tra due paraste e vi sono decorazioni esterne di dentelli in laterizio e archetti pensili di cotto. All'interno decorazioni e motivi floreali affrescati; sulla parete absidale tracce di affreschi. Tra gli arredi, da segnalare, una statua lignea della Vergine con il bimbo, candelieri, crocefisso; armadio ottocentesco a due ante, oleografie e la Via Crucis. Le pareti sono in mattoni alternati a blocchi di pietra. Risale al XII secolo con rifacimenti nel XIV, XVIII e XX secolo.

Il castello di Mondonio.
Forse fu la famiglia di Mondonio a voler la costruzione di un castello in questa località. E secondo la tradizione orale, già alla fine del 1100 dulla collina di Mondonio esisteva soltanto una fortificazione, mentre il villaggio restava situato nel fondo accanto alla chiesa di Raseto.
Pertanto la situazione geografico-politica in un certo periodo del Medioevo risultava essere la seguente: Mondonio e Pino retti da Signorie locali, poi assoggettate ai Marchesi del Monferrato, confinanti con la contea di Cocconato retta dai Signori di Radicata, alleati anch'essi dei Monferrato e con Castelnuovo, legato alla Repubblica di Asti.
Ben si comprende quindi la posizione difensiva in cui doveva trovarsi il nostro feudo di confine, tanto da doversi provvedere alla costruzione di un forte castello.
Dai pochi resti pervenuti fin a noi, possiamo ipotizzare che Mondonio era cinto da almeno due cerchia di mura, entro cui sorgeva il castello con più torri e una cappella. Una porta di accesso al secondo recinto era situata, secondo il De Canis (nella sua Corografia Astigiana, 1814), poco prima dell'attuale forno. Così come un profondo fossato cingeva il maniero, seguendo il suo letto le vie di S. Rocco, Cavallone, Turco, confluendo poi nell'attuale piazza Balbo precisamente in un grosso stagno, che fino alla metà dell'800 si poteva ancora vedere.
Un'altra torre doveva sorgere ove adesso si trova il terrazzo della casa parrochiale ed un'altra nei pressi della casa detta del Piasset a fianco del campo da bocce.
Poche sono le vestigia del campo tramandateci: una parte di un muro di costeggio al castello in via Cavallone, le fondamenta della casa parrochiale, in cui sorgono, dalle sue cantine, frammenti di una torre e diverse parti su cui è fondato l'attuale castello tra cui poderose mura con feritoie e antiche finestre.
Vi è poi la torre a fianco del castello, situato proprio sul punto più alto del paese, costruita, secondo alcuni, nella prima parte del 1160. È una torre di vedetta che forse serviva anche per segnalazioni. Essa non ha alcun accesso esterno ma solo due finestre e diverse feritoie; vi si arriva attraverso un sotterraneo collegato con il cartello oggi del tutto impraticabile.
Innumerevoli sono i pozzi e i cunicoli, alcuni mattoni, che popolano la cima del colle. Chissà dove portano tutti questi sotterranei? Certamente qualcuno dava accesso in aperta campagna unica via di uscita e di salvezza, quando il castello fosse stato cinto d'assedio. E sappiamo che molte volte Mondonio fu messo a ferro e fuoco dai suoi nemici.
Uno dei bastioni che controllava la prima cinta muraria era situato al fondo di via Giunipero, nel luogo detto «cortile dei Peila». Ed un altro, di configurano le fattezze, era sito in cima di via S. Rocco.
Data questa approssimativa ricostruzione, appare che Mondonio doveva presentarsi in quei tempi come un forte castello con torri, spalti, bastioni che certamente diedero del filo da torcere agli attaccanti. La quasi totale distruzione di questa fortificazione si ebbe sul finire del 1400.